Poteva accadere solo a Beirut

Poteva accadere solo in Libano, solo a Beirut.

Sembra quasi che quel luogo soffra di una qualche sorta di “bulimia da esplosivi”.

Nulla, di quello che riguarda l’utilizzo con fini terroristici di materiale esplosivo, accada nella capitale libanese è meno che devastante, catastrofico, unico nel suo genere.

Nei primi anni ‘80 durante la missione Italcon, il nostro contingente subì l’attacco alla santabarbara allestita improvvidamente in un piazzale all’aperto, grazie a due soli colpi di artiglieria, colpi che provocarono una esplosione devastante che solo per una serie di circostanze fortunate non causò vittime. I motori dei camion finirono a centinaia di metri dal luogo ove erano parcheggiati e nessuno dei nostri militari aveva mai visto ne sentito nulla di simile fino a quel momento, e fino a qualche settimana dopo...

Sempre in quel periodo infatti vi fu l’esplosione, mai vista sino a quegli anni in quanto a tipologia e quantità di materiale utilizzato, di due camion bomba che causarono la morte di più di mille fra Marines americani e soldati francesi. Anche in quel caso palazzi distrutti ed una capacità di utilizzare l’esplosivo in maniera ancora mai vista.

Nel 2005 l’attentato all’ex premier libanese Hariri, compiuto con una quantità tale di esplosivo da danneggiare in maniera impressionante e definitiva l’Hotel S.George le cui spoglia sono ancora li a ricordare a tutti di cosa sia capace una milizia libanese se decide di eliminare chi considera suo nemico.

Beirut ed il suo terrorismo, hanno una predilezione, quasi una mania ossessiva per gli attentati catastrofici e per le esplosioni devastanti, ed è per questa ragione che guardando le prime immagini che hanno iniziato a circolare nel pomeriggio di ieri, in fondo non mi sono sorpreso.

Ma veniamo all’esplosione di ieri.

Sento utilizzare, a mio parere in un caso in maniera inesatta, due ipotesi di scenario, ovvero quella dell’incidente insieme a quella dell’attentato.

Tralasciando quella del gesto casuale generatosi per incuria ed a causa dell’incendio di un deposito di materiale per fuochi pirotecnici, credo sia meglio definire il concetto relativo alla seconda ipotesi, ovvero quella di un attentato.

Si definisce tale quella azione che è messa in atto da chi vuole colpire un nemico e lo fa portando sul luogo, nei tempi e nei modi più idonei, il necessario ad operare l’attacco. Non comprendo di quale attentato si possa discutere se il materiale utilizzato era già sul luogo, custodito per altro in modo totalmente inappropriato e, di fatto, pronto ad esplodere generando danni di portata apocalittica. Si ha un’idea di quale tipo di innesco bisogna disporre per generare una esplosione come quella alla quale abbiamo assistito atterriti? Di fatto, non ho memoria di un attentato che abbia distrutto una parte così estesa di una città e che rischi di comprometterne la sua stessa esistenza, di mettere in serio rischio la sopravvivenza dello stato e di lasciare campo libero a quelli che taluni considerano nemici mortali da combattere in ogni modo.

Personalmente, essendo sul tavolo a neppure 24 dalla strage tutte le ipotesi, non mi sentirei di scartare quella di un attacco deliberato al deposito di nitrato di ammonio ed in tal caso, sempre lavorando su ipotesi di scenario, l’incendio iniziale al deposito di materiale per fuochi di artificio potrebbe avere avuto lo scopo, da un lato, di avvalorare la teoria dell’incidente fortuito e di far allontanare quanta più gente possibile dalla scena dello strike finale e dall’altra, ed aggiungerei soprattutto, di assicurare agli autori una copertura mediatica globale, facendo si che le immagini dell’esplosione fossero molte e realizzate da ogni angolo.

Credo che a chi realizza azioni di questo tipo, sempre sottolineando che si tratta di una mera ipotesi, sia chiaro ormai da tempo il fatto che nulla ha tanto valore quanto la potenza delle immagini ed il messaggio che quei video mandano al mondo intero è inequivocabile.

Una esplosione di siffatta portata non si era ancora mai vista al mondo e qualora si trattasse di qualcosa di voluto e non di una drammatica concatenazione di azioni involontarie, in termini di comunicazione, credo di poter affermare che il messaggio sarebbe stato recapitato nel più incredibilmente esaustivo dei modi.

Sia come sia, il Libano e Beirut rischiano di tornare nel medioevo e lo scontro fra movimenti filo-iraniani e la Forza Armata israeliana rischia davvero di raggiungere livelli mai conosciuti sinore. E cerchiamo di tenere a mente il fatto che quello che succede in quell'angolo di Medio Oriente, si è sempre riverberato in maniera devastante sul resto del mondo.

E sono certo di una cosa: ricorderemo la data del 4 agosto, così come ricordiamo indelebilmente quella dell'11 settembre.

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