Impiego di SF italiane in Iraq

Lentamente, un pò alla volta, si iniziano a comprendere meglio i ruoli ed i compiti assegnati sul terreno alla compagine militare presente in Iraq ed appare sempre più evidente come, alla fine, una parte determinante della partita la giocheranno le aliquote di Forze Speciali che agiranno a sostegno della ampia ed eterogenea Coalizione che ha iniziato la battaglia per la liberazione di Mosul dai “soldati” del Califfo. Ma attenzione, questo non significa affatto che operatori italiani stiano partecipando alla manovra, né che nostri uomini delle Forze Speciali siano attualmente impiegati in combattimento in quello scenario, cosa che a chi scrive non risulta. Gli unici che potrebbero essere realmente impegnati allo stato attuale sarebbero quelli del Delta unità della quale lo stesso governo americano ha paradossalmente in più occasioni negato addirittura l’esistenza, alcuni distaccamenti del SAS inglese e non i nostri Incursori.

Sembrerebbe quindi ormai acclarato il fatto che alcuni paesi nostri alleati abbiano deciso da tempo di inviare uomini e di intervenire direttamente nello scenario nord irakeno, anche con distaccamenti di Special Forces che agiscono a fianco degli uomini dell’esercito regolare irakeno e delle altre compagini che si apprestano ad affrontare uno scontro durissimo. Cerchiamo quindi di capire cosa possono fare.

Il compito precipuo di queste unità è quello di seguire da vicino e supportare l’avanzata degli uomini dell’esercito di Baghdad, aiutare nella pianificazione di missioni dietro le linee nemiche, individuare target e creare le condizioni per un attacco, oltre che fornire supporto tattico a fuoco in casi estremi e laddove richiesto. Esiste un’altra possibile e fondamentale interazione con le forze armate locali ed è quella della formazione, attività importantissima e nella quale siamo realmente impegnati con ottimi risultati, ma in una fase come questa si parla tanto di combattere ed a Mosul si combatte o ci si prepara a farlo ed è comprensibile come l’opinione pubblica sia attirata più da argomenti di questo tipo che interessata a comprendere cosa davvero starebbero facendo i nostri uomini impegnati laggiù.  

Stando a quanto riportato da numerosi organi di stampa, un ruolo chiave lo avrebbero in questo scenario di ipotetico impiego, gli uomini del 17° Stormo della Aeronautica Militare, precedentemente conosciuto come Reparto Incursori Aeronautica Militare (RIAM) ma cerchiamo di capire meglio come sono strutturate quali siano caratteristiche di dispiegamento di questi distaccamenti.

Si tratta di una unità tra le cui specializzazioni vi è quella di Combat SAR ovvero della Ricerca e del Soccorso in ambiti che prevedano il combattimento sul terreno. Perché sarà utile capire che la differenza principale nell’utilizzo di aliquote di questo tipo sta tutta nella capacità di operare in condizioni complesse e caratterizzate da rischi concreti e da evidente instabilità. La prima delle capacità richieste è quindi quella di poter operare utilizzando la “terza dimensione”, ovvero quella aerea e di poter essere inseriti laddove se ne renda necessario l’impiego, sia in seguito ad aviolancio che grazie al trasporto in elicottero e questa è una caratteristica che certo non fa difetto ai nostri incursori ed in special modo a quelli che sono in forza alla Aeronautica Militare che ha appunto, elicotteri, piloti e tecnici abituati ad operare in teatri di grande criticità.

Gli uomini, i soldati dei quali si parla potrebbero essere quindi inseriti sul terreno, mentre la battaglia ha luogo, e sarebbero in grado sia fronteggiare ed eliminare la minaccia che, contemporaneamente, soccorrere stabilizzare ed evacuare uno o più feriti, grazie soprattutto alle specifiche competenze di carattere paramedico alle quali sono stati accuratamente addestrati ed istruiti sia in percorsi formativi nazionali che internazionali oltre che alle elevate capacità tattiche che li caratterizzano.

Appare sensato immaginare che il loro intervento, per ora solo ipotizzato, intervento che a livello nazionale è coordinato dal COI (Comando Operativo Interforze) e dal COFS (Comando Operativo Forze Speciali) entrambi allocati a Roma nell’aeroporto di Centocelle, potrebbe eventualmente essere richiesto dal Comando della Coalizione tanto in soccorso di soldati della compagine irakena, quanto per aiutare ed evacuare uomini degli eserciti occidentali schierati ed impiegati sul terreno, ma è il caso di aggiungere, limitatamente alla zona di Erbil dove risulterebbe che queste aliquote siano allocate.

Appare corretto quindi affermare che l’impiego di nostri incursori in attività di combattimento in quello scenario sia al momento solo un ipotesi operativa e che nonostante le nostre aliquote di Forze Speciali abbiano dato ripetutamente prova di preparazione ed affidabilità, al momento non si prefigurino le condizioni per un loro impiego in combattimento in quello scenario.

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