Analisi post Londra

Alla luce di quanto accaduto ieri a Londra ed a mente fredda, si può provare ad analizzare elementi alla mano, alcuni aspetti che fino ad ora non sono stati a mio parere sufficientemente approfonditi e dai quali si può tentare di trarre insegnamento, per migliorare la nostra capacità di risposta, qualora dovessero, Dio non voglia, verificarsi atti di questa natura e portata anche qui da noi.

La prima cosa che appare evidente, riguarda il fatto che la figura dell’attentatore era certamente fra quelle necessarie del maggior livello di attenzione che sia possibile esercitare da parte del sistema di difesa e di protezione di una nazione.  Si è trattava infatti di un soggetto estremamente pericoloso al quale in nessun modo è stato impedito di circolare liberamente, di recarsi ad un congresso nel quale si discuteva di argomenti di criminologia e di iniziare il suo attacco da lì, fino a protrarlo successivamente in un luogo simbolo quale è il London Bridge, teatro peraltro, poco tempo fa, di un attacco dalle analoghe motivazioni.
Il primo ministro inglese Johnson ha giusto oggi sottolineato come debbano necessariamente esistere delle falle inaccettabili nel sistema, se un soggetto così pericoloso può usufruire di uno sconto rispetto alla pena coercitiva comminatagli e dopo la metà del periodo di detenzione prevista possa uscire ed essere libero di perpetrare un atto di così estrema gravità.

Sorprende poi che a mostrare un simile livello di inadeguatezza sia il sistema di sicurezza del Regno Unito, ritenuto da molti ed a ragione, all’avanguardia rispetto ad approccio, modalità di controllo e di prevenzione dei crimini.
Personalmente mi sono trovato in queste ore a fare una riflessione, provando a trasporre una situazione analoga quella occorsa ieri a Londra, in una delle nostre città e mi sono chiesto quale approccio sarebbe possibile aspettarsi, sia da parte dei cittadini che delle Forze dell’Ordine, alla luce di una serie di considerazioni rispetto alle quali vorrei provare a proporre una discussione.

Sono da sempre un convinto assertore della necessità di enfatizzare il concetto di resilienza applicato a situazioni di difesa quali quelle in cui ci si può venire a trovare nel caso si capiti nel bel mezzo di un attacco terroristico. Su questo tema ho scritto anche un manuale (Difendersi da un attacco terroristico – Male edizioni) ma malgrado io sia totalmente convinto della necessità di fare in modo, che coloro i quali si trovano a stretto contatto con l’assalitore applichino principi di autodifesa e ragionino se ne hanno il modo anche in termini di contrasto della minaccia, ribadisco, laddove possibile, resto dell’idea che in circostanze come quelle verificatesi ieri a Londra il nostro sistema giudiziario, avrebbe contemplato l’ipotesi di incriminare per una serie di reati, tanto i cittadini che avessero con l’uso della forza tentato di fermare l’assalitore e lo avessero bloccato in attesa dell’arrivo delle Forze dell’Ordine quanto indagato gli stessi Operatori di Polizia, per ipotesi di reato gravissime.
Mi chiedo anche, conseguentemente a quanto accaduto ieri, quale avrebbe potuto essere il comportamento dei nostri Tutori dell’Ordine, trovandosi di fronte alla necessità di fare fuoco contro una persona disarmata e ferma a terra, senza pensare prima di tirare il grilletto, alle azioni giudiziarie che sarebbero inevitabilmente seguite alla eliminazione della minaccia.

Vorrei ricordare infatti che in pochi secondi gli Operatori di Polizia inglesi, hanno dovuto decidere di sparare ad una persona a terra, soltanto perché sospettavano che indossasse un giubbotto esplosivo e potesse quindi farsi saltare in aria, agendo in maniera letale unicamente, varrà la pena ribadirlo sulla base di un sospetto.
Gli operatori delle nostre Forze di Polizia, ed in special modo gli omologhi delle squadre deputate al contro-terrorismo della Polizia di Stato e dei Carabinieri, hanno tutte le capacità tecnico-operative per intervenire in maniera adeguata e per porre fine ad una simile minaccia.

Temo però che un “vulnus” potrebbe essere rappresentato dalla consapevolezza che, già nelle ore immediatamente successive alla eliminazione di un siffatto pericolo, seguirebbero ineluttabilmente come previsto dal nostro ordinamento giuridico, una serie di azioni che vedrebbero i protagonisti di una situazione analoga, quantomeno  finire iscritti nel registro degli indagati, sospesi dal servizio e dallo stipendio, ed in balia di tribunali e di spese processuali che dovrebbero affrontare da soli, negli anni a seguire.

Sono sicuro del fatto che noi tutti ben si comprenda come questo tipo di, mi si passi la definizione vulnerabilità tecnico giuridica, sia assolutamente e totalmente inconciliabile con la drammaticità della situazione che viviamo e con la violenza delle azioni che costoro portano a compimento ai danni di civili inermi.
Credo perciò che in relazione ad una minaccia come quella terroristica della quale si discute, ed in considerazione del fatto che questo genere di episodi, vuoi per fenomeni direttamente correlati al jihad che per semplici motivi di emulazione, non saranno destinati ad esaurirsi nel breve periodo, sia necessario, anzi indispensabile ragionare sulla possibilità di modificare alcuni passaggi essenziali dal punto di vista delle garanzie da riconoscere a chi interviene in circostanze simili, per fare in modo di non disincentivare la volontà di intervento dei singoli cittadini e soprattutto per non porre le Forze dell’Ordine in condizione di non poter fare ciò che va fatto, senza che nessuno dei due attori, privato e statuale, debba in nessun modo, sempre agendo secondo logica ed in maniera adeguata e rispondente al principio di proporzionalità e contemporaneità che ispira anche la Norma sulla Legittima Difesa, preoccuparsi delle conseguenze penali del proprio gesto e della propria azione.

Rischieremmo altrimenti di fare in modo che ragionamenti di carattere speculativo, ostacolino la successione delle azioni necessarie a contrastare ed eliminare la minaccia rendendo vana la tempestività della risposta, il coraggio dei singoli e la preparazione delle nostre Forze di Polizia.


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