Russia versus Ucraina, Stati Uniti, Nato e, Resto del Mondo. Scenari in divenire.

L’accentuarsi della crisi ucraina, dei toni utilizzati dai due presidenti e dei contenuti delle affermazioni fatte reciprocamente, conferma l’ipotesi che accredita il passaggio dalla “possibilità” alla “probabilità” di uno scontro armato fra Russia, da un lato e Stati Uniti e Nato dall’altro, e mette l’accento sul fatto che, un qualche tipo di confronto in armi, diretto, conseguente all’attacco che potrebbe essere portato dalle Forze Armate di Putin, contro gli apparati di difesa di Kiev, sia ormai da mettere in conto e considerare come inevitabile.

Al di là delle valutazioni riguardanti gli schieramenti in campo che comprendono migliaia di aerei da caccia e bombardieri, reggimenti di paracadutisti, batterie di missili, navi da guerra e sommergibili nucleari, ci sono aspetti che fin qui non sono ancora stati, a mio avviso, sottolineati e discussi e che rappresentano delle unicità finora mai più verificatesi dai tempi della seconda guerra mondiale.

Intanto lo scenario: per la prima volta da anni i due blocchi, quello russo e quello Usa allargato alla Nato, si trovano impegnati in un possibile scontro diretto ed in una probabile conseguente, guerra guerreggiata. In questi ultimi trenta, quaranta anni, le due compagini hanno spesso calcato gli stessi teatri di impiego ma quasi sempre perché coinvolti in scontri locali o regionali a bassa intensità, contro realtà impegnate in azioni di conflitto su scala locale e limitata, sia come qualità ed impiego di risorse approntate, che come volontà di generare una escalation in grado di non poter più essere contenuta e controllata. Non di rado poi, i due blocchi militari, si sono addirittura trovati a fronteggiare quello che è stato sempre definito come un “nemico comune” collocandosi dallo stresso lato della barricata nella lotta, anche con l’impiego di forza armata, del terrorismo prima di al-Queda e poi di Isis-Daesh, caso questo nel quale sia pur in modo non ufficialmente dichiarato, la concomitanza di target condivisi, ha visto combattere questi due schieramenti con gli stessi obiettivi strategici e tattici, ed in pratica come se si trattasse di alleati.

Quello che va drammaticamente prefigurandosi è invece uno scenario totalmente diverso, nel quale per la prima volta si troverebbero a combattere eserciti così potenti su fronti opposti, condizione questa che non si era concretizzata neppure negli anni ’80 ai tempi della invasione sovietica dell’Afghanistan, circostanza nella quale gli alleati preferirono, giustamente, opporsi alla macchina da guerra sovietica non in maniera frontale, ma piuttosto supportando, addestrando  e finanziando la guerriglia dei mujaheddin.

E questo ci porta ad un’altra considerazione, scomoda, dolorosa, ma realistica, tanto più in un contesto di guerra estesa. Uno stato, ma sarebbe più corretto dire, una superpotenza come quella della Repubblica Federale Russa, ha ambasciate e rappresentanze diplomatiche in tutto il mondo ed un apparato di intelligence, potente, consolidato, ramificato, efficiente e molto, molto pericoloso. Credo che affrontare il rischio che in caso di guerra, potrebbe indurre gli uomini dell’intelligence russa ad attaccare con azioni “terroristiche” mirate, ideate e condotte dall’interno ed all’interno dei paesi ove è in grado di operare e si è consolidata, paesi suoi nemici in terra di Ucraina, sia qualcosa tutt’altro che remoto e davvero preoccupante e che debba essere tenuto nella giusta considerazione. Inoltre sarebbe questo uno scenario che fino ad ora non si è mai verificato neppure quando sembrava che prima al-Queda e poi Isis-Daesh fossero in grado di proporre attacchi strutturati in moltissime località del globo e di seguire una agenda del terrore e di conflitto su scala globale e non solo locale o regionale. Confrontarsi con quei gruppi terroristici è stato complicato, ma per nostra fortuna, quei gruppi, non dispongono di un apparato bellico sofisticatissimo ed addestrato e non hanno a disposizione agenti “in sonno” pronti ad essere attivati e, in casi estremi se necessario, a colpire selettivamente obiettivi lontanissimi dal campo di battaglia, in questo caso, ucraino.

Inoltre l’accendersi di un conflitto esteso, darebbe l’opportunità ai gruppi terroristici che negli ultimi anni ci hanno attaccato e colpito, di riguadagnare spazio e di infilarsi nelle maglie allargata di una attenzione degli stati, necessariamente rivolta verso il contrasto del comune nemico russo. Non bisogna dimenticare anche che malgrado la comprovata ostilità del governo di Putin verso il terrorismo di origine jihadista, una situazione come quella che si va prefigurando, potrebbe generare alleanze temporanee e sinergie inaspettate, inimmaginabili e certamente, l’impegno a  livello mondiale sin qui profuso per combattere il terrorismo islamista, subirebbe necessariamente un rallentamento, sia in termini di finanziamento che tattici, vista la necessità di combattere un nemico certamente molto più pericoloso e performante.

Credo sia il caso di riflettere sulla sfida che una tale situazione comporti per l’apparato militare e di intelligence occidentale e per il nostro nello specifico, vista la appartenenza del nostro paese alla Nato ed il vincolo di reciprocità che ci lega a responsabilità precise in questo senso.

Riterrei anche che un bruttissimo segnale in termini di rischio e significativo riguardo alla minacciosità delle nubi che si vanno addensando a Kiev, sia inoltre quello lanciato dalla amministrazione Usa che ha già fatto sapere ai propri cittadini residenti in Ucraina, che debbono nel più breve tempo possibile abbandonare quei luoghi perché non può essere garantita loro una sicura evacuazione se il conflitto avrà inizio. Questa mi sembra fra tutte, la peggiore delle notizie possibili, perché presuppone il fatto che l’amministrazione Usa abbia già messo in conto di arrivare, per la prima volta dal dopoguerra, e quindi dopo settantasette anni, ad uno scontro diretto dalle conseguenze imprevedibili con una superpotenza dotata di armamento strategico e tattico di tipo nucleare. Chissà se in tempi lontanissimi da quelli che ne hanno generato la strutturazione e la crescita, non ci si possa trovare a guardare con un approccio diverso a strutture il cui nome appartiene ormai alla storia come quella di Stay-Behind e chissà che quel tipo di approccio, non possa tornare, tristemente, di stretta attualità…

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